Una sedia viola

29 Apr 2019 - Fotografia

Una sedia viola

Nel nostro studio fotografico realizziamo progetti di moda, spesso anche di design, come quello sulla sedia viola. Questa volta abbiamo voluto sperimentare senza avere un reale committente, ma come esercizio legato a particolari tecniche di fotografia e usi della luce.

Siamo partiti da un oggetto, una sedia anni ’80, e abbiamo costruito intorno ad essa uno spazio vuoto riempito solo dalla luce e da un pannello. Abbiamo dato alla sedia una storia e una personalità, fino quasi ad umanizzarla. Non l’abbiamo trattata come un oggetto di arredamento in un ambiente contestualizzato, non le abbiamo dato una collocazione precisa. Solo una posizione.

Il viola è stato virato in post produzione, per esprimere il carattere del soggetto e mettere in evidenza certe sue venature. Non è il colore originale, ma funziona. È acceso, potente, inconsueto e vuole farsi notare. Quasi esibizionista. 

La sedia è al centro della scena, illuminata lateralmente. Si crea un gioco di luci e ombre che va oltre il prodotto, si amplifica e coinvolge tutto il set, si spinge dopo il pannello.

La sedia sembra volersi specchiare sul pannello. In quella dimensione di ombra non esistono i colori e i dettagli, solo la forma proiettata sul muro. La realtà si distorce, ma emerge il contenuto: il bisogno e la paura di fuggire da un proprio sé, alle volte troppo costruito, ma anche di scoprirsi diversi. La figura umana, se mai c’è stata, ha deciso di andarsene ed è rimasto un vuoto ancora maggiore.

A questo punto del progetto e della sperimentazione il concept era chiaro e molto introspettivo. Forse difficile da utilizzare per un’immagine pubblicitaria, ma interessante per poter accostare poi alla foto anche un contenuto testuale e grafico e dare all’immagine un titolo da installazione artistica: “Senza maschere”.

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